Tutela dell’ambiente nella giurisprudenza delle Corti europee: dalla protezione indiretta al diritto autonomo

Il contributo ricostruisce la “rivoluzione silenziosa” della tutela ambientale europea come esito della convergenza fra le Corti di Strasburgo e Lussemburgo. Sul versante CEDU, attraverso la tecnica del ricochet , la Corte trasforma ambiente e clima in posizioni soggettive azionabili (da López Ostra a KlimaSeniorinnen), imponendo doveri positivi di prevenzione, informazione e protezione. Sul versante UE, la Corte di Giustizia tecnicizza effettività e coerenza (VIA/VAS, qualità dell'aria, habitat ), sviluppando la teoria del «centro di gravità» e il principio di integrazione per orientare basi giuridiche e rimedi. Il breve saggio affronta inoltre il paradosso europeo: ampia produzione normativa ma accesso alla giustizia ancora selettivo (Aarhus, Plaumann), pur con recenti segnali di apertura. Nel contesto politico 2025, segnato da un raffreddamento del Green Deal , il ruolo delle Corti è di tenuta: impedire la regressione degli standard e pretendere piani, indicatori e rimedi verificabili. Conclusione: in un ordinamento che voglia restare Stato di diritto, i diritti fondamentali ambientali non possono dipendere dalle oscillazioni del consenso; la combinazione CEDU/UE costituzionalizza l'ambiente e ancora la governance a metriche di effettività. Il diritto europeo dell'ambiente, privo di una norma fondamentale espressa, si forma per via giurisprudenziale: a Strasburgo mediante l'estensione degli artt. 8 e 2 CEDU a lesioni ambientali e, nei casi limite, alla vita; a Lussemburgo mediante la trasformazione degli obiettivi ambientali dell'Unione in vincoli di coerenza ed effettività sull'azione pubblica. Le recenti decisioni della Grande Camera (9 aprile 2024) e la fase di esecuzione 2025 delineano un costituzionalismo ambientale «senza articolo», esigente nei doveri positivi, realistico nei confini di giurisdizione.

9 dicembre 2025 • di Guido Ferradini • avvocato

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